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Calciatori sessuomani: una foto dimostra le doti nascoste (ma non troppo) del napoletano Kvara

Tirare calci ad una palla in uno stadio pieno zeppo di gente e guadagnare tanti soldi: il sogno dell’italiano medio. Fama, agi economici e, soprattutto, tante donne. Peccato che – checchè se ne possa dire – la vita di un calciatore necessita di dedizione e sacrificio, cura del corpo, un’esistenza ai limiti con l’ascesi. Ninte alcoolici, cibo nutriente e sano e soprattutto… niente sesso! O almeno così reciterebbe la regola. Prima di un match importante, secondo una famosa teoria, sarebbe severamente vietato sostenere attività… dispendiose. Ma è proprio vero? La consuetudine della vecchia generazione di addetti ai lavori, è rimasta intatta oppure ci siamo liberalizzati? Le testimonianze di wags e calciatori sembrerebbero avvalorare la seconda ipotesi.

Una foto sospetta

E poi, se fosse ancora così… ecco spiegata la foto dell’attaccante georgiano in forza al Napoli Khvicha K’varatskhelia. Se guardate con attenzione questa foto non può sfuggirvi un dettaglio… che noi, per maggiore comodità, abbiamo evidenziato: come fa il suo guanto nero a rimanere sollevato?!? Dove appoggia?!? E se davvero è lì che appoggia… come mai una reazione così “eclatante”?!?

Cosa avrà visto Kvara di tanto… “coinvolgente”?!? Anche l’espressione è piuttosto rivelatrice: difficile tenere a bada l’entusiasmo…

Andiamo indietro nel tempo

L’Italia di Vittorio Pozzo, consecutivamente due volte campione del mondo (nel 1934 e nel 1938), in rigorosissima maglia nera. Eravamo in piena epoca fascista dove, a livello sportivo,vigeva la regola del “niente sesso”. Per il Regime e per la sua propaganda, era fondamentale una vittoria tricolore e un dispendio extra di energie sarebbe potuto risultare fatale. L’asso Giuseppe Meazza non era molto d’accordo e infatti, durante i ritiri, lo staff era costretto a pedinarlo e ad intervenire qualora lo si trovasse in localini… equivoci. Del medesimo parere era Helenio Herrera che, all’Inter, anni dopo faceva la ronda tra le camere dei giocatori durante i ritiri. Uno scrupolo che, almeno a giudicare dai risultati, gli ha dato ragione, vincendo due Coppe dei Campioni con quella squadra.

Nel 1974 l’Olanda godereccia perse contro l’armata tedesca

La liberalissima Olanda arriva alla finale dei Mondiali, perdendola però contro la Germania. Gli olandesi avevano dato via libera all’ingresso delle mogli nei ritiri e in molti sostennero che fu proprio quella la causa della sconfitta contro i ligi ed austeri tedeschi dell’ovest. Andando ancora avanti nel tempo, il Milan di Sacchi: anche per i rossoneri divieto di far sesso, ad eccezione di Ruud Gullit, in totale controtendenza. Se lui non lo faceva… in campo non correva! Idem per Ronaldinho El Gaucho: fare l’amore metteva allegria e lo ispirava per le sue proverbiali, sublimi giocate.

La situazione oggi

Cassano nel ritiro di Trigoria disponeva di un suo sgabuzzino personale, nel quale faceva sesso con le sue calorosissime tifose. E’ lui a raccontare che il giorno di Roma-Juve 4-0 – la miglior partita della sua carriera – era tornato in stanza alle sei del mattino. Al Real invece, le cose andarono diversamente, perché era “sesso dipendente”. Ai giorni nostri un nostalgico dell’astinenza assoluta sembra essere Dzemaili. Secondo la sua ex moglie, Erjona, Blerim addirittura “preferiva il fai da te”. Di parere diamentralmente opposto sembra invece essere il portiere Kevin Trapp, che, a detta della moglie, fa l’amore cinque giorni su sette. Sabato e domenica invece no, massima concentrazione per la partita.

Uno squadrone di talenti… in tutti i sensi

Ronaldo “CR7”, di fiamme ne ha avute molte, che lo descrivono come un infallibile bomber anche fra le lenzuola. Una storia universalmente nota è quella del brasiliano Dani Alves che (Messi permettendo) ha vinto più di ogni altro: 43 trofei. Ma attualmente in carcere dopo l’accusa di violenza sessuale che sarebbe avvenuta in una discoteca di Barcellona il 30 dicembre del 2022. L’ex calciatore di Barcellona e Juventus è in uno stato di detenzione da gennaio, con la Procura che ne ha formulato la possibile pena: chiesti nove anni di carcere, oltre a un risarcimento alla vittima di 150mila euro e la libertà vigilata per un decennio. Prima dell’inizio del processo, Dani Alves ha la possibilità di arrivare un accordo dichiarandosi colpevole, in modo da cercare di ridurre la pena detentiva. Avrà il coraggio di farlo? Prima di lui l’israeliano Boris Kleiman, che in un locale si avvicinò a una diciassettenne belga in gita, stordita dall’alcol, e cercò di spingerla a un rapporto, finché intervennero i compagni di scuola. Come pure l’argentino Thiago Almada, col suo caso ancora aperto: presunto stupro durante una festa, che avrebbe commesso insieme con il collega Miguel Brizuela e l’unico arrestato e detenuto, l’oscuro allenatore Juan Jose Acuna. C’è pure il celebre Robinho, lui sì già condannato per violenza in una discoteca a Milano, insieme con quattro complici ma mai estradato dal Brasile.

Niente sesso… siamo inglesi. Un motto che, probabilmente vale solo per i giocatori della “perfida Albione” (sarà poi così?). Per tutti gli altri… ci do che ci do, in tutti i luoghi e in tutti i laghi!

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