Home CRONACA Dalla Cappella degli Scrovegni alla cappella senza ritegni

Dalla Cappella degli Scrovegni alla cappella senza ritegni

Il carcere Due Palazzi del capoluogo veneto sarà il primo istituto di pena in Italia a sperimentare le “stanze dell’amore”: piccoli container nel giardino del penitenziario dove garantire un po’ di privacy ai reclusi e ai loro affetti. Lo ha auspicato la Consulta, mettendo al bando l'illegittimità del proibire colloqui intimi tra detenuti e familiari.

Padova capitale culturale fin dal Trecento, Padova faro del Rinascimento, Padova della Cappella degli Scrovegni e di Giotto, città con un’Università tra le più antiche del mondo, fondata nel 1222.

Padova patrimonio dell’umanità dell’Unesco, ora all’avanguardia per la tutela dei diritti umani, persino dei detenuti.

Le stanze dell’amore

Il carcere Due Palazzi del capoluogo veneto sarà il primo istituto di pena in Italia a sperimentare le “stanze dell’amore”: piccoli container nel giardino del penitenziario dove garantire un po’ di privacy ai reclusi e ai loro affetti.

Lo ha auspicato la Consulta, mettendo al bando l’illegittimità del proibire colloqui intimi tra detenuti e familiari.

I perplessi

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari si mette di mezzo affermando che «in proposito non esiste alcuna autorizzazione specifica riguardante la casa di reclusione di Padova o altro istituto in Italia». Ma il dado è tratto, ci auguriamo.

Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, rivista in prima linea nel difendere il progetto, precisa: «Lo stesso capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziara (Dap) si è già detto pubblicamente favorevole a questo tipo di iniziative.

«Per il piano è stato coinvolto il direttore del carcere, poi una volta fatto il sopralluogo sarà presentato alla Cassa delle ammende per la richiesta dei fondi».  

Niente controlli visivi

A Bollate esiste già qualcosa di analogo, ma a Padova gli incontri con familiari o congiunti avverrebbero senza il controllo visivo. Ostellari riconosce: «Le carceri hanno bisogno di serietà, non di propaganda. Sarà costituito un tavolo di lavoro per approfondire la questione».

Si frappone tuttavia lo scetticismo dei sindacati degli agenti.

«Invece di affrontare una situazione sempre più drammatica nelle carceri, con venti suicidi, oltre a ventiquattro morti per altre cause dall’inizio dell’anno e 1.800 aggressioni al personale penitenziario nel 2023, si ricorre a misure estemporanee in parte non nuove come i colloqui intimi», protesta Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria.

E Leo Beneduci, dell’Osapp, rincara: «Per le telefonate dei detenuti gli appartenenti al Corpo devono essere presenti durante ciascuna conversazione per ovvi motivi di sicurezza e, se si considera che mancano addetti in ogni istituto, ci si rende conto quale valore pratico possono avere consimili affermazioni».

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