Home CRONACA Tutto quello che c’è da sapere sulla festa della donna

Tutto quello che c’è da sapere sulla festa della donna

Ma la festa della donna si festeggia allo stesso modo in tutto il mondo? Vediamo alcune delle tradizioni più originali e curiose proprio in occasione di questa festa speciale:

Italia:

L’8 Marzo di ogni anno l’Italia si colora di giallo e ogni donna  viene ricoperta di mazzi di mimose, che vengono venduti in ogni angolo della strada. Ma per una giornata così importante, sono previsti anche molti eventi ed appuntamenti per celebrare l’universo femminile:

  1. Musei gratis: per la giornata dell’8 marzo sono decine le istituzioni culturali attive. L’ingresso ai luoghi della cultura statali, musei e aree archeologiche, sarà gratuito per tutto il giorno e alcuni indirizzi aggiungono eventi ad hoc.
  2. Al Vive (Vittoriano e Palazzo Venezia) la mostra dal titolo «Donne di marmo, donne dipinte» offre un percorso tra le raffigurazioni sia pittoriche che scultoree. Mentre il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia offre due visite guidate comprese nel biglietto d’ingresso.
  3. «Donne che hanno inventato i grandi musei: Palma Bucarelli e il suo guardaroba» è il titolo dell’allestimento con visita guidata al Museo Boncompagni Ludovisi. Mentre al Museo Hendrik Christian Andersen verrà presentato il libro di Anna Maria Scocozza e Floriana Porta dal titolo «Siamo fatte di carta. Arte, poesia e rinascita al femminile». Ingresso gratuito anche alle mostre della Galleria Nazionale d’Arte moderna e contemporanea, a partire da «GRAB the city».
  4. All’Auditorium Conciliazione arrivano Noemi e Federica Carta con LazioSound, il programma delle Politiche Giovanili della Regione Lazio. Sul palco i vincitori, Guidobaldi e Lorenzo Luiselli. Un omaggio a Madame Elise Hall, prima mecenate del sax, a cento anni dalla scomparsa, è la proposta del Museo del Saxofono. Diffuso è l’8 marzo all’università Luiss che fino a venerdì declina la ricorrenza con diversi appuntamenti: se il 6 marzo è in programma un incontro con la scrittrice e sceneggiatrice Alice Urciuolo, giovedì 7 si parla di violenza e disagio femminile, e venerdì 8 del libro «Ciclo» dell’antropologa Kate Clancy. Il cinema invece porta al Delle Province dove il regista di Ciro Formisano presenta il suo «L’anima in pace» storia familiare femminile nella Roma del lockdown.

Russia

In Russia la festa della donna è chiamata anche “La festa di primavera” e si festeggia spesso in famiglia o facendo visita agli amici. Inoltre, c’è una particolare tradizione legata a questo giorno speciale: la donna deve essere trattata e coccolata come una vera e propria regina, infatti, è l’uomo che si deve occupare delle faccende domestiche, dei figli e della cucina, permettendo a mogli e madri di godersi una giornata di sano riposo. A ogni donna vengono regalati dei fiori, non solo da amici e parenti, ma anche da colleghi e datori di lavoro, in quanto, la festa viene celebrata anche nei vari uffici. Inoltre, gli uomini non sono gli unici a fare dei regali: anche tra donne, infatti, ci si scambiano mazzi di fiori o cioccolatini.

Romania

In Romania l’8 Marzo più che essere la festa della donna è vista come la festa della mamma e dell’arrivo della primavera. Le ragazze più giovani, anche se non sono madri, amano farsi regalare il “martisor”: un piccolo anellino di filo bianco e rosso, indossato poi sulla giacca, motivo di vanto. Questo particolare oggetto è simbolo di amore e un augurio alla felicità. Solo di recente le donne stanno vedendo questa data come una festa dedicata al loro essere donna, più che all’essere mamma; è infatti usanza uscire con le proprie amiche donne e festeggiare.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, il mese di Marzo è il “Women’s History Month”, quindi è interamente dedicato alla storie delle donne e alle loro battaglie nel corso degli anni per ottenere la parità dei diritti.

Nel Febbraio del 1980, il Presidente Jimmy Carter ha dichiarato, inoltre, la settimana dell’8 marzo come la “National Women’s History Week”, supportata anche dai consigli comunali e dai governatori, che organizzano eventi per sostenere l’empowerment femminile. Ogni anno viene anche rilasciata una dichiarazione ufficiale dal Presidente degli Stati Uniti, la Presidential Proclamation, per onorare e riconoscere i risultati delle donne americane nella lotta contro le discriminazioni di genere.

Il movimento #metoo

L’attivista Tarana Burke è stata la prima a usare le parole “Me too”, “Anche a me”, per aumentare la sensibilità sugli abusi e le molestie sessuali nella società. Nel 2017 è diventato un hashtag condiviso milioni di volte e ha guadagnato forza grazie all’endorsement di molte celebrity, che hanno deciso di raccontare le loro esperienze per comunicare alle donne e tutte le vittime di violenza che non sono sole né colpevoli.

L’espressione “Me Too” è stata usata per la prima volta nel contesto delle molestie e degli abusi sessuali dall’attivista nel 2006, fondando un’associazione finalizzata ad aumentare l’attenzione e la consapevolezza sul fenomeno degli abusi sessuali e delle molestie nella società moderna. La decisione è nata, ha raccontato Burke, dopo l’incontro con una giovane donna in Alabama che le raccontò di avere subito violenza dal fidanzato della madre. Burke ha rivelato che ai tempi non seppe dire nulla alla ragazza, e che in seguito non la vide mai più. Si disse poi pentita di non avere pronunciato due semplici parole: “Me too”. Un modo per comunicare alla ragazza che anche lei aveva vissuto la stessa traumatica esperienza.

Nel 2017, quando un’inchiesta del New York Times ha reso pubbliche le denunce di numerose attrici di Hollywood nei confronti del produttore cinematografico Harvey Weinstein, sui social iniziò a diffondersi un hashtag. La prima celebrity a utilizzarlo pubblicamente fu l’attrice Alyssa Milano, che ha incoraggiato le donne a condividerlo nel caso in cui avessero subito molestie o violenze sessuali “per dare un ordine di grandezza del problema”. L’hashtag ha iniziato a circolare in modo sempre più potente, accompagnato da testimonianze e racconti personali, e Milano ha voluto riconoscere a Burke il primo utilizzo del “Me Too” scrivendo di averne scoperto da poco la storia e definendola “drammatica e fonte d’ispirazione allo stesso tempo”.

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Un ragazzaccio appassionato di sport, cultura e tutto ciò che è assorbibile. Stanco della notizia passiva classica dei giornali e intollerante all'ipocrisia e al perbenismo di cui questo paese trabocca. Amante della libertà e diritto della parola, che sta venendo stuprata da coloro che la lingua nemmeno conoscono. Contrario alla censura e alla violenza, fatta qualche piccola eccezione. Ossessionato dall'informazione per paura di essere fregato, affamato di successo perché solo i vincitori scriveranno la storia.