A sostegno del meloniano Marco Marsilio, presidente uscente della regione Abruzzo, arrivano quattro governatori di destra: Francesco Acquaroli (delle Marche) e Francesco Rocca (del Lazio) di Fratelli d’Italia, la leghista Donatella Tesei (dell’Umbria) e il forzista Francesco Roberti (del Molise). Ma c’è anche il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano che dal palco scalda il pubblico: “L’Abruzzo non può tornare nelle mani dei comunisti“.
Lo show di Sangiuliano contro i comunisti
Dal palco Sangiuliano ha rivolto un attacco al Pd e alle opposizioni: “Sono qui tra gente autentica. Come ministro della Cultura mi capita di essere invitato nelle note terrazze romane frequentate da quel tipo antropologico che sono i radical chic. Ma io puntualmente dico di no. Perché preferisco essere qui insieme a voi, e non è la prima volta. Questa regione non può tornare indietro, non può tornare nella palude del Pd, non può tornare nelle mani dei comunisti. Li chiamo con nome e cognome perché sono ancora comunisti, anche se il muro di Berlino è crollato, loro sono nell’intimo radicati in una ideologia nefasta e antiliberale. Diamo il nome alle cose: sono comunisti. In queste ore il Pd sta frignando perché sono attivi in questa regione 200 milioni di investimenti per la cultura. Frignano perché io ho destinato risorse per la cultura di questa regione, ma a chi le dovevo dare queste risorse? Ai loro amichetti che fanno film con 14 spettatori e che guadagnano milioni di euro? C’è stato un grande spreco, pari a quello del superbonus. Vai a leggere gli stanziamenti e leggi 4 milioni: e dove vanno questi soldi? Vanno a ingrassare quel regista che poi va a organizzare quella terrazzata romana della gauche caviar, detta con la erre moscia, e che si raccontano tra di loro di essere i migliori, queste persone che ci guardano dall’alto verso il basso”.