Dopo la crisi dell’anno scorso che stoppò il settore per quasi sei mesi, quest’estate c’è il rischio che accada la stessa cosa. Ma qual è il motivo di questa crisi?
Una nuova valanga di scioperi potrebbe abbattersi su Hollywood, dopo quella del 2023 che stoppò le produzioni per quasi sei mesi. Sono infatti in scadenza 170mila contratti, con Studios e sindacati che al momento sono ancora in una situazione di stallo. A rincarare la dose la fuga del pubblico negli ultimi anni a causa del boom delle piattaforme streaming e i conti in rosso delle grandi case di produzione.
Uno dei fattori che tiene l’industria sul filo del rasoio è l’eventualità che salti la contrattazione in corso tra i produttori (Major tradizionali e streamers) e Iatse, la confederazione che riunisce i sindacati delle maestranze di set e post produzione.
I contratti di 170mila tra costumisti, scenografi, cameraman, elettricisti, montatori, esperti di effetti speciali o fornitori del catering scadono il 31 luglio. Il negoziato si sta svolgendo in un clima più conciliante rispetto all’anno scorso (terminato con un accordo preliminare dopo oltre cinque mesi di stop), ma le parti hanno già prolungato due volte il termine perché non trovano accordo sui benefit che i lavoratori chiedono di inserire nel nuovo contratto triennale.
Da decenni Hollywood non è più il tempio del cinema americano. Sempre più spesso gli Studios preferiscono spostare le produzioni dove è più conveniente farlo. La California offre solo 330 milioni di dollari all’anno di tax credit (contro i 700 di New York e quelli illimitati di altri stati come la Georgia), mentre i paesi stranieri, (dal Regno Unito alla Nuova Zelanda, dall’Ungheria al Canada), offrono incentivi fiscali vantaggiosi e stipendi molto più bassi per le troupe.
Manca il grano
Il produttore romano Michele Greco, da vent’anni a Los Angeles, ha cercato di elencare i fattori che hanno portato al collasso: “Ho appena fatto un pilota per Nbc, ma non qui, ad Atlanta. Girare a Hollywood ormai è un salasso: tra le paghe della troupe e gli affitti di materiali, macchinari, location e teatri, un giorno di riprese a Los Angeles costa quasi il doppio che in Georgia.
Non conviene a me, ma nemmeno ai grossi Studios che hanno perso una valanga di soldi dopo il Covid e durante lo sciopero. Gli Studios hanno finito i soldi, devono tagliare. Hanno approfittato dello sciopero per rescindere senza penale alcuni contratti onerosi e chiudere progetti poco remunerativi”.
Ma chi ci va più al cinema?
Ai conti in rosso, contribuiscono anche la fuga degli spettatori dai cinema. Secondo le previsioni, infatti, gli incassi del 2024 in Nordamerica saranno pari a 8 miliardi di dollari: – 10% sul 2023 e – 30% sul 2019. Anche le piattaforme streaming se la passano male e hanno registrato un calo degli abbonamenti, dopo il picco del lockdown.
Secondo lo U.S. bureau of labor statistics, ad aprile il livello di occupazione sui set e negli studi di registrazione ha segnato una contrazione del 20% rispetto a prima della pandemia. Lockdown e picchetti a parte, il tasso di occupazione nel settore non era così basso da 30 anni. L’ente che concede i permessi per girare nel comune e nella contea di Los Angeles, FilmLa, ha calcolato che nel primo trimestre dell’anno le riprese sono diminuite dell’8,7% rispetto al 2023. Solo quelle di serie tv sono in flessione del 16,2%. Bah.. sarà che lo spettatore medio è cambiato, o sarà che non esce più un bel film da cinquant’anni a questa parte.