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Autopsia Ramy: morto sul colpo. Il padre: “Basta fermare le strade, basta brutte figure”

Ramy Elgaml, il 19enne egiziano morto in un incidente su scooter durante un inseguimento dei carabinieri - Fonte: Web - Dillingernews.it

Ramy Elgaml, il 19enne egiziano vittima di un incidente in scooter durante un  inseguimento, è morto sul colpo. L’autopsia sentenzia che non sono state le lesioni al cranio a spacciarlo, sebbene non avesse il casco: decisiva la dissezione dell’aorta.

Ancora da chiarire se siano stati fatali l’impatto con il muretto o il palo del semaforo divelto dalla gazzella dei carabinieri che lo ha travolto. Aggiungerà elementi fondanti all’inchiesta, che vede indagato per omicidio stradale in concorso, a garanzia per gli accertamenti, anche il carabiniere che era alla guida della macchina di servizio, oltre al 22enne italiano originario della Tunisia Faras, che guidava lo scooter. Attualmente in coma e ventilato meccanicamente, è agli arresti anche per resistenza (i due non si sono fermati ad un posto di blocco e sono stati inseguiti per 8 km).

Il padre di Ramy: “Crediamo nella giustizia”

Yehia Elgaml, il padre di Ramy, dà una lezione di civiltà ai nemici giurati dell’immigrazione: «Mio figlio non ricordava più la lingua araba, parlava italiano, si sentiva italiano. Un messaggio a tutte le persone che hanno fatto queste brutte cose, questi disordini: io non voglio che accada come l’altro ieri, basta casino, basta violenza. Basta fermare le strade, basta, questo non è bene per Ramy».

«Io voglio solo la verità, grazie ancora al sindaco di Milano Giuseppe Sala, mi ha chiamato e mi ha fatto le condoglianze. Ramy era contento, sempre sorridente, rideva sempre. Era arrivato qui a 8 anni, domenica è uscito dicendo che andava con amici, gli ho detto vai e non fare tardi. Nostro figlio verrà sepolto in Italia, a Milano, che era la sua città. Si sentiva milanese. Che senso avrebbe portarlo in Egitto, dove noi che siamo lontani non potremmo nemmeno andarlo a trovare?». 

Anche la fidanzata di Ramy, Neda, si rivolge alla magistratura: «Vogliamo solo delle risposte, perché adesso abbiamo solo un grande punto di domanda. Non sappiamo niente».

Niente fiaccolate

Sabato 30 novembre, in serata, sarebbe prevista al Corvetto una fiaccolata per il ragazzo deceduto: il padre si oppone. «Non è il momento di fare una fiaccolata, quando bendiamo Ramy andremo al cimitero. Se vogliono fare una fiaccolata non c’è problema ma noi siamo lontani da questa cosa, restiamo a casa. Ho mandato un messaggio per questi ragazzi che fanno casino: ho detto basta violenza, non accendete fuochi nelle strade perchè Ramy non vuole questa cosa. Per favore, lasciate stare le brutte figure, non fate niente».

Piano per il Corvetto, a Milano in arrivo 600 agenti

Saranno aggiuntivi rispetto al turnover e quindi non per sostituire chi va in pensione o viene trasferito. La decisione di spedire 600 nuovi agenti a Milano era stata presa «da tempo», sostiene il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Le versioni di Sala e Piantedosi

Il ministro e il sindaco di Milano Beppe Sala concordano che le rivolte delle banlieue parigine siano altro rispetto ai disordini milanesi. Milano ha una popolazione con il 20% di stranieri, cioè il doppio della media italiana, e un 65% di reati commesso da stranieri ma, come sottolinea Piantedosi, «non è fuori controllo». Il sindaco ormai specializzato in contraddizioni e opacità dichiara: «Non va bene parlare di banlieue ma non va bene neanche chiudere gli occhi e far finta che va tutto bene. Non mi spingo a dire che Milano è una città sicura e non ha problemi, ma non serve a nulla crocifiggerla. Ci vuole tanta, tanta attenzione. Dobbiamo lavorare, tenendo conto che l’immigrazione è un fatto storico e Milano ne ha bisogno, altrimenti chi manda avanti la città nei lavori che i nostri figli non vogliono più fare?».

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