Home EDITORIALI Medio Oriente, nuovo focolaio di guerra in Siria: tanti proclami, nessun progresso

Medio Oriente, nuovo focolaio di guerra in Siria: tanti proclami, nessun progresso

Attacchi sciiti su Aleppo - Fonte: Ipa - Dillingernews.it

L’effetto Trump sul Medio Oriente trascina ogni giorno diverse complicazioni in Medio Oriente. Si è aperto un nuovo focolaio di guerra in una nazione strategica, la Siria, posta al confine tra la Turchia a Nord e il Libano a Sud. Miliziani sciiti hanno attaccato Aleppo e preso il controllo della città, la più vicina al confine con Ankara. Marciano verso la capitale Damasco e, dietro di loro, hanno già lasciato la principale autostrada del Paese tagliata in due.

Potrebbero contare sulle difficoltà russe, impegnate nella guerra in Ucraina, a fornire aiuti militari al regime siriano di al Assad, tradizionalmente a sostegno di uno Stato-cuscinetto tra la Turchia e i regimi mediorientali.

Reduce da un’aspra guerra civile, la Siria è legata a doppio filo con il regime dell’Ayatollah Khamenei ed è una piattaforma di passaggio dei rifornimenti inviati da Teheran verso le milizie sciite che fronteggiano lo Stato ebraico.

“Raid di basso profilo”

Il regime siriano non reagisce direttamente agli attacchi israeliani perché risponde alle esigenze tattiche della potenza dirigente, cioè l’Iran. E anche perché il Paese reputa i raid israeliani “di basso profilo”, lanciati cioè per tenere alta la pressione su Teheran, ma non con intenti distruttivi.

L’Onu registra per ora circa 15mila civili sfollati, ma è un numero destinato a crescere col passare delle ore. Oggi sono stati uccisi, tra gli altri, quattro studenti della città universitaria di Aleppo, bombardata con l’artiglieria dalle fazioni cooptate da Ankara.

Altri civili uccisi si contano – ma non si hanno bilanci accurati e verificabili sul terreno – sotto le macerie degli edifici colpiti dai raid aerei russi e governativi nella vicina zona di Idlib, roccaforte delle milizie per anni finanziate, organizzate e armate dalla Turchia.

Le dichiarazioni di al Assad

Il ministero degli esteri turco, come primo commento ufficiale di Ankara alle violenze in corso, ha intimato a Damasco e a Mosca di metter fine ai bombardamenti aerei. Dal canto suo, il governo centrale siriano, incarnato dal presidente Bashar al Assad, ha detto di aver “eliminato centinaia di terroristi”, tra cui numerosi mercenari stranieri.

Nei diversi video pubblicati sui social dai miliziani jihadisti filoturchi si vedono combattenti siriani accanto ad altri turcomanni e uiguri dello Xinjang. Questi avevano trovato una discreta resistenza nelle campagne occidentali di Aleppo da parte di forze governative e dai loro alleati stranieri, tra cui Hezbollah libanesi, sciiti afgani filoiraniani e Pasdaran iraniani. Un generale dei Guardiani della Rivoluzione iraniana era stato ucciso proprio alla periferia di Aleppo.

Abu Muhammad Jolani, capo dell’ex ala di al Qaida in Siria, ha chiesto ai suoi combattenti di rispettare gli abitanti di Aleppo, “di tutte le confessioni” religiose.

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