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Garlasco, parlano i genitori di Chiara Poggi: “Basta con la favola di Stasi vittima. È lui l’unico colpevole certo”

Rita e Giuseppe Poggi tornano a parlare. E lo fanno con voce ferma, senza esitazioni, pochi giorni prima di un anniversario che ogni anno pesa come un macigno: Chiara, se fosse ancora viva, il 31 marzo compirebbe 44 anni. Invece, da quel 13 agosto 2007, il tempo si è cristallizzato in una villetta di Garlasco dove tutto è finito, e dove loro due hanno deciso di restare. “Perché qui c’è Chiara e non potevamo abbandonarla. Non abbiamo mai pensato nemmeno un minuto di cambiare casa. Siamo venuti in questa villetta nel 1995, ormai sono più gli anni vissuti qui senza di lei di quelli in cui lei c’era”.

Le indagini

A riportarli davanti ai riflettori è la riapertura del caso. La procura di Pavia ha avviato una nuova inchiesta sulla morte di Chiara, e ha chiesto un incidente probatorio sul Dna di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, Marco. Un nome che, in questi anni, era già spuntato, ma che non ha mai convinto i genitori di Chiara. Né allora, né oggi. “Fanno dei castelli sui dettagli che riguardano Sempio, ma qualcuno può fare dei castelli su tutte le prove che riguardano Stasi?”, si chiede Giuseppe Poggi.

Perché per loro la verità non è cambiata di una virgola. È già scritta, in una sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di carcere per l’omicidio della figlia. Ed è su quella sentenza che Rita e Giuseppe continuano a fare affidamento. “Si finisce per far passare come vittima il solo colpevole certo che abbiamo. È allucinante rivoltare la verità in questo modo”, dicono. “La verità sull’omicidio di Chiara è già scritta. Se vogliono fare accertamenti li facciano, ma la verità resta quella della sentenza definitiva contro Stasi”.

Nel mirino dei genitori di Chiara

Nel mirino dei genitori di Chiara ci sono anche le recenti dichiarazioni rilasciate proprio da Stasi. Dichiarazioni che, a loro avviso, rischiano di gettare fumo negli occhi e confondere chi non conosce le carte del processo. “Siamo molto amareggiati e non ci sembra né giusto né opportuno che questo signore se ne esca con le dichiarazioni che abbiamo sentito in questi giorni, che rilasci interviste per dirsi innocente o che parli facendo insinuazioni sul Dna di Sempio”, dicono al Corriere della Sera.

E rincarano: “Vorremmo ricordare al mondo che lui è un detenuto condannato in via definitiva, una sentenza che tra l’altro ha provato a ribaltare più volte con revisioni e ricorsi senza riuscirci. E allora ci chiediamo: è un privilegiato? Davvero il giudice di sorveglianza gli dà il permesso di parlare a ruota libera?”.

Nessun dubbio, nessuna apertura. Per Rita e Giuseppe Poggi non esistono nuove piste, né ombre da rincorrere. Solo una verità giudiziaria conquistata dopo anni di battaglie, sentenze, ricorsi. “Questa narrazione delle cose fa confusione nella testa della gente che non conosce gli atti”, avvertono. “E così si finisce per far passare come vittima il solo colpevole certo che abbiamo. E non è giusto”.

La porta della villetta è rimasta sempre aperta, ma il dolore non ha mai trovato tregua. Né pace. “Qui c’è Chiara”, ripetono. E da lì non si muoveranno.

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