Ha finto preoccupazione, ha mandato messaggi dal cellulare di Ilaria, ha abbracciato il padre in questura. Ma era tutto falso. Mark Antony Samson, 23 anni, ha confessato di aver ucciso Ilaria Sula nella casa dei suoi genitori in via Homs, Quartiere Africano di Roma. Poi ha nascosto il corpo in una valigia e l’ha abbandonata in una discarica sui Monti Prenestini. “Mi dispiace”, ha detto agli inquirenti. Ma sul perché, ha scelto il silenzio.
Inchiodato l’assassino di Ilaria
Come racconta La Stampa, Ilaria studiava Statistica e sognava l’Istat. A dare l’allarme era stata un’amica, Cristina Cangelmi: “Quando ho scritto a Mark, mi ha risposto che stavano collaborando con la polizia”. Ma quei messaggi non sembravano nemmeno scritti da lei, conferma il padre Flamur: “Non era il suo modo di scrivere”.
A incastrare Samson sono stati proprio lo smartphone e le celle telefoniche: ha usato il telefono di Ilaria per depistare tutti, fingendo che fosse andata a Napoli. Aveva persino bussato a casa delle coinquiline, fingendo preoccupazione. Secondo Il Corriere della Sera, anche i genitori di lui erano presenti la sera dell’omicidio e ora rischiano l’accusa di concorso: difficile credere che non si siano accorti di nulla.
Durante l’interrogatorio con il pm Maria Perna, Samson ha indicato il luogo in cui aveva lasciato il corpo, ma poi si è chiuso nel silenzio. “Su questo preferirei non rispondere”, ha detto. Il coltello sarebbe stato gettato in un cassonetto, il cellulare in un tombino. Entrambi non sono stati ritrovati. Nessuna spiegazione. Solo una frase: “Chiedo scusa per quello che ho fatto”.